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I poteri dell’amministratore di sostegno

amministratore di sostegno

Se sei capitato su questo articoli ti starai chiedendo chi è e cosa fa l’amministratore di sostegno. Di seguito cercheremo di spiegartelo in maniera semplice.

Purtroppo può succedere che per infermità fisica, psichica o in presenza di entrambe le condizioni, un soggetto non sia in grado di tutelare i propri interessi.

Non solo anziani e i disabili, ma anche tossicodipendenti,  detenuti e malati terminali possono trovarsi in questa condizione. In tutti questi casi può intervenire un amministratore di sostegno.

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Chi nomina l’amministratore di sostegno?

Nel caso in cui una persona versi in una situazione difficile, per la quale le risulta impossibile, anche temporaneamente, provvedere ai normali adempimenti di gestione delle attività quotidiane, il Giudice Tutelare, su richiesta da alcuni soggetti (tra cui, ad esempio, alcuni parenti o gli assistenti sociali), può nominare un amministratore di sostegno. Si tratta di una figura che, appunto, fornisce un sostegno non economico, ma “professionale”, alla gestione degli aspetti economici e sociali della vita del beneficiario.

L’amministrazione di sostegno non è un istituto equivalente alla tutela o alla curatela, nel senso che, anche se affiancato dall’amministratore di sostegno, il beneficiario conserva, in linea di massima, una limitata possibilità di operare scelte inerenti la gestione economica del proprio patrimonio.

Quali sono i poteri dell’amministratore di sostegno?

I poteri dell’amministratore di sostegno sono delimitati dal Giudice Tutelare nel provvedimento di nomina, e possono essere di rappresentanza esclusiva e/o di assistenza necessaria, nell’ambito della cosiddetta amministrazione ordinaria, e cioè quella attinente alle operazioni che caratterizzano la quotidianità di ciascun individuo (dalla gestione del conto corrente bancario, alla riscossione della pensione o al pagamento degli affitti).

Con lo stesso provvedimento, il Giudice conferisce all’amministratore di sostegno poteri di operare nell’ambito della amministrazione straordinaria, e cioè quella relativa a scelte che più profondamente incidono nella sfera economica e sociale del beneficiario (ad esempio la vendita di un immobile, oppure l’instaurazione di un procedimento presso l’Autorità Giudiziaria). Gli atti di amministrazione straordinaria richiedono l’autorizzazione del Giudice Tutelare o del Tribunale.

In questo senso, il Giudice è il soggetto che sorveglia il buon operato dell’amministratore di sostegno, nell’interesse esclusivo del beneficiario.

Oltre ai poteri dell’amministratore di sostegno, il provvedimento di nomina indica anche le operazioni che il beneficiario può eseguire, con la necessaria assistenza dell’amministratore di sostegno.

Operare al di fuori dei poteri conferiti all’amministratore di sostegno

Per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l’assistenza necessaria dell’amministratore di sostegno, l’art. 409 codice civile ammette la piena capacità di agire del beneficiario.

Operando al di fuori dei poteri conferiti all’amministratore di sostegno i rischi sono quelli legati all’annullamento degli atti compiuti senza l’osservanza dei limiti dei poteri dell’amministratore di sostegno.

Ad esempio, è annullabile il contratto di compravendita immobiliare sottoscritto dallo stesso beneficiario.

Derivano poi, dalla violazione dei poteri dell’amministrazione di sostegno rischi di nullità dell’atto stipulato, ad esempio per i contratti da lui sottoscritti dopo la scadenza del termine per il quale ha assunto la carica.

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